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Abbiamo adottato una bambina di 4 anni. Un mese dopo, mi ha detto una frase che mi ha gelato il sangue: “Mamma, non fidarti di papà.”

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Era passato solo un mese da quando avevamo adottato Jennifer. Aveva quattro anni, occhi profondi e un modo di fare silenzioso, quasi fragile. Io e mio marito Richard eravamo emozionati e pronti a darle una nuova vita, piena di amore, protezione e sicurezza. Lei sembrava ancora diffidente, ma chi non lo sarebbe dopo tutto quello che aveva passato?

Richard era raggiante. Dopo tanti anni di tentativi falliti e speranze deluse, sentiva che finalmente avevamo trovato la nostra strada. Ma già nei primi giorni qualcosa in Jennifer mi colpì: si avvicinava solo a me, cercava il mio abbraccio in ogni momento, mentre con Richard era distante, quasi timorosa. Pensavo fosse solo il tempo necessario per creare un legame.

Finché, una sera, mentre piegavo la biancheria nella sua cameretta, Jennifer si avvicinò in punta di piedi. Mi guardò con i suoi occhioni seri e poi, con un filo di voce, mi disse:
“Mamma… non fidarti di papà.”

Rimasi paralizzata. Non c’era rabbia nel suo tono, solo una calma inquietante, come se stesse proteggendomi da qualcosa che sapeva bene. Mi inginocchiai davanti a lei e le chiesi con dolcezza:
“Perché dici così, amore?”

Jennifer abbassò lo sguardo. Sembrava combattuta, poi disse piano:
“Quando non ci sei, lui cambia. Mi parla con una voce diversa. E fa finta di essere gentile solo davanti a te.”

adozione

Sentii un nodo allo stomaco. Non volevo credere a quelle parole, ma non potevo ignorarle. Nei giorni successivi iniziai a osservare meglio. Piccoli dettagli, sguardi fugaci, reazioni appena accennate… e lentamente, iniziai a vedere quello che Jennifer aveva percepito fin da subito.

Quella frase, detta con la voce fragile di una bambina, ha cambiato tutto. Non fu solo l’inizio di un cambiamento, ma anche la prova che i bambini, spesso, vedono oltre ciò che noi adulti vogliamo credere.

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