Faccio il responsabile da quasi sei anni. Sempre convinto di essere giusto. Forse severo, ma giusto. Le regole sono regole: tre ritardi e vieni licenziato. Se faccio eccezioni, dove si ferma il limite?
È quello che mi sono ripetuto quando, la settimana scorsa, ho licenziato Celia. Era la terza volta in un mese che arrivava tardi. Quando l’ho chiamata in ufficio, non ha protestato, non ha detto una parola. Ha solo preso la borsa ed è andata via.
Avrei dovuto capirlo subito che c’era qualcosa sotto.
Poche ore dopo, ho sentito due colleghi parlare sottovoce:
“Hai sentito del figlio di Celia?”
“Sì… da settimane dormono in macchina.”
Mi si è gelato il sangue.
Ho chiesto subito spiegazioni. Celia era stata sfrattata un mese prima. L’ex l’aveva abbandonata senza un euro, senza nessun parente a cui chiedere aiuto. Da allora viveva in auto con il figlio di sei anni. Faceva doppi turni, ma i dormitori erano pieni. Arrivava tardi solo perché ogni mattina attraversava la città per raggiungere una chiesa dove poteva farsi una doccia prima di portare suo figlio a scuola.
Non riuscivo a crederci.
Quella sera, a casa, non chiusi occhio. Non era una questione di regole. Era una questione di sopravvivenza. E io avevo solo peggiorato la situazione.
Il giorno dopo l’ho cercata. Chiamate. Messaggi. Niente.
Sono andato all’indirizzo che avevamo in archivio, ma era già stata sfrattata.
E ora? Come trovarla?
Non potevo arrendermi. Non dopo quello che avevo scoperto.
Per giorni ho cercato in ogni modo: colleghi, vecchi amici, social. Finché una ragazza mi ha detto che Celia, ogni tanto, andava con suo figlio in una caffetteria per collegarsi al Wi-Fi.
Così ci sono andato.
Quando l’ho vista, era seduta nell’angolo, il viso stanco. Suo figlio disegnava su una servetta con una penna rovinata.
Mi sono avvicinato:
“Celia…”
Mi ha guardato sorpresa, ma con uno sguardo duro.
“Che ci fai qui?”
“Voglio chiederti scusa. E aiutarti, se me lo permetti.”
Era diffidente, e ne aveva tutte le ragioni.
Le ho detto che volevo offrirle di nuovo il lavoro, ma con orari più flessibili. Volevo anche aiutarla a trovare un tetto per lei e suo figlio. Non doveva sentirsi obbligata, ma io volevo rimediare.
Celia si è commossa, e con un filo di voce ha accettato.
Il giorno dopo ho parlato con il proprietario dell’azienda. Gli ho raccontato tutto. Non solo ha approvato, ma ha deciso di pagare l’anticipo e il primo mese d’affitto per Celia. Insieme abbiamo anche avviato una collaborazione con un’associazione che aiuta le famiglie in difficoltà.
Quando ho dato la notizia a Celia, non è riuscita a trattenere le lacrime. E quando suo figlio ha capito che avrebbero avuto una casa vera, è saltato di gioia.
Quel giorno non ho solo aiutato Celia. Ho imparato che dietro ogni dipendente c’è una persona, una storia, una battaglia che spesso non vediamo.
E quella madre single mi ha insegnato che la vera giustizia non sta nei regolamenti, ma negli occhi e nel cuore di chi sa guardare davvero.
“Non è finita qui.” A pochi giorni dalla finale del Grande Fratello, quando sembrava che…
Il clima in casa Mediaset si è fatto incandescente dopo la puntata di Dritto e…
La finale del Grande Fratello andata in onda ieri sera ha regalato al pubblico molto…
La finale del Grande Fratello ha lasciato tutti a bocca aperta. Contro ogni previsione, a…
La finale del Grande Fratello ha riservato un momento inatteso e carico di emozione: Shaila…
Una finale inaspettata e combattuta fino all’ultimo secondo ha chiuso la diciottesima edizione del Grande…
Alla fine, la vera sorpresa del Grande Fratello è arrivata proprio sul finale. Contro ogni…
Finale infuocata al Grande Fratello. E non solo per la proclamazione della vincitrice. Dietro le…
Il momento tanto atteso è arrivato. Lunedì 31 marzo, in prima serata su Canale 5,…
L’ultimo scatto pubblicato da Giulia Stabile ha riacceso il dibattito sui social. La ballerina –…